
E così anche io ho comprato la mia prima cravatta stretta.
Non avevo ancora fatto in tempo a riprendermi dallo shock estetico di queste cravatte-lenzuolo che fino all'altro ieri sembravano allargarsi a dismisura ed ecco, di colpo arriva il contrordine: la cravatta va portata a mo' di spaghetto, e chi non ci sta a buttare nel cesso il suo stock di cravatte-pappardella è out. A dire il vero, un'avvisaglia chiarissima l'avevo avuta, ma ho preferito far finta di niente. Io arrivo lento su queste cose.
Un anno fa, su un settimanale, c'era una foto di Beckham con un nastrino di seta nera lucida al collo. Didascalia: "Campione nello sport ma anche nella moda. David Beckham con un abito di Xjxzykx e una cravatta sottile, come imporrà la moda del prossimo anno". Accidenti, mi sono detto, quanto è avanti. O indietro, visto che le cravatte a filo andavano negli anni Cinquanta.
Anni fa avrei riso di queste cose. A dire il vero sto ridendo anche ora, ma non è questo il punto. Il fatto è che a un certo punto ho cominciato a trovare suggestiva questa marea, questo flusso che impone cambiamenti di dimensione ciclici agli accessori.
E' successo nei primi anni '90. Portavo ancora gli occhiali dalla montatura grande, e, giovane matricola a Bologna, guardavo interdetto una miriade di miei colleghi controcorrente. Erano tutti uguali: barbetta di tre giorni, capello in disordine, sciarpa di lana grossa lunga fino ai piedi o kefiah, borsone di tela sdrucita color cacca di iena e occhialini neri a fessurina. Le mie lenti a prosciutto mi identificavano immediatamente come provinciale retrogrado e controrivoluzionario. E' stata la prima volta in assoluto in cui mi sono reso conto di come il conformismo non nasca necessariamente dalla ricerca compulsiva dell'ordine e del potere: può attecchire anche nel disprezzo di sè e nel collettivismo gregario.
Perchè a certe cose non ci si riesce a sottrarre? La mia ipotesi di spiegazione è legata alla periodizzazione. Chiunque è capace, con un sussulto d'orgoglio, di rifiutare i capricci della moda annuale. Ma accessori come cravatte e occhiali mutano nelle dimensioni secondo un ciclo più lungo, di 20 o 30 anni. Rendersi conto che è arrivato il momento del rimpicciolimento della cravatta, dà quindi una potente illusione di aver vissuto. E' come una botta di morfina: se ho fatto in tempo a vedere le cravatte sottili, vuol dire che sono vivo. Non cambiano ogni anno. Solo ogni 30 anni, e io ci sono. Potrò mica fare a meno di comprarla? E' semplicemente diabolico.
Mi sono fatto gli occhiali stretti, non ci si può sottrarre. E ora ho perfino la cravatta stretta. E' una cravatta fantastica: color uranio impoverito con tutta una zona leggermente scolorita che fa intravedere una trama fibrosa virato seppia (nel senso di crostaceo).
Toglierla dà una soddisfazione immensa.


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