giovedì 5 novembre 2009

Sempre dritto



A me piace chiedere indicazioni stradali a voce. E' l'unica cosa che ti dà la scusa per parlare con persone con cui non entri mai in contatto. A parte chiedere sigarette, ma non fumo.
Il problema è che l'umanità si divide in bravi indicatori e cattivi indicatori. Ho subito a lungo e ora mi sento pronto per proporre un

Piccolo manuale strategico per ottenere indicazioni stradali attendibili

Analizziamo alcune tipiche indicazioni provenienti da cattivi indicatori. Tutti gli esempi sono reali e sono tratti da mie esperienze dirette.

1) il vago

IO: "Mi scusi so che qui vicino c'è una fioreria, sa dov'è?"
LEI: "Subito qui fuori, in piazza"
IO (dubbioso): "In piazza?"
LEI: "Subito chi de sotto, 'ndo che gg'è le scalette"

Ho cercato ovunque e delle scalette, in piazza, nessuna traccia
Avvicino uno che in quella piazza vende patatine fritte

IO: "Mi scusi so che qui vicino c'è una fioreria, sa dov'è?"
LUI (sorridendo): "Madoi, l'è propri chi de sotto!"
IO (girandomi): "Dove?"
LUI: "Zo 'n font a la strada"
IO: "Ah bene. Quella strada?"
LUI: "Si 'ndo che gh'è quel palazzo"
IO: "Drio al palazzo?"
LUI: "No, no de drio, 'n font"
IO: "Grazie"

La fioreria l'ho trovata. Non era in piazza nè fondo alla strada ma a metà della strada che esce dalla piazza. Non era nè nietro nè in fondo al palazzo, ma dentro il palazzo, in una galleria commerciale a cui si accede effettivamente da delle scalette, che però sono invisibili dalla piazza.


2) il preciso

IO: "Dov'è il campo sportivo?"
LUI: "Vai sempre sempre dritto non ti puoi sbagliare, saranno 3 chilometri, sempre dritto e a un certo punto vedi un parcheggio sterrato, a destra. Parcheggi, il campo sportivo è là sotto. Sempre dritto"
IO: "Grazie mille"

Ho girato a vuoto per mezz'ora e alla fine ho trovato il campo sportivo. Era veramente a tre chilometri di distanza, ma non è vero che bisognava andare sempre dritti. C'era da prendere una una svolta a destra...



E ora un unico esempio di bravo indicatore

IO: "Buongiorno. Sto cercando la Fortezza da Basso"
LEI: "Allora...le conviene tornare indietro. Al semaforo dietro di noi va a destra. Vada avanti e al ---secondo semaforo gira ancora a destra. Poi passerà sotto un sottopassaggio e arriva in una grande spianata. La Fortezza è alla sua sinistra. Le conviene fermarsi al primo parcheggio che trova, ci sono le indicazioni."

Tutto liscio


ANALISI

Un'attenta analisi di questi e molti altri esempi ci porta immediatamente a un risultato: quello di sfatare la tesi suggerita dal senso comune, ossia che i bravi indicatori siano precisi, e i cattivi indicatori siano invece vaghi. Non è così. E' vero che i bravi indicatori sono tendenzialmente precisi. Ma ci sono cattivi indicatori vaghi e cattivi indicatori precisi. E quindi la precisione formale di per sè non è un criterio sufficiente di attendibilità.
La mia tesi è che i bravi indicatori spieghino la geografia di un itinerario, mentre i cattivi indicatori raccontano la propria consapevolezza pratica di come raggiungere l'obiettivo. La differenza è cruciale. Nel primo caso, ricevo un set di istruzioni astratte, un codice da eseguire. Nel secondo caso ricevo delle informazioni da cui sono state eliminate una serie di particolari giudicati non pertinenti perchè non più significativi per l'esperienza personale dell'indicatore. La signora del primo esempio sa che le scalette erano la chiave per arrivare alla fioreria. Non le interessa il fatto che le scalette non siano visibili dalla piazza, lei sa che ci sono. Il commerciante del secondo esempio sa che la fioreria non è *davvero* in fondo alla strada. Quello che intendeva, e che per lui era significativo, è che la fioreri era *in fondo* al percorso giusto per arrivarci. E, argomento definitivo, il precisino del terzo esempio, dal proprio punto di vista, non ha sbagliato dicendo che bisognava andare "sempre dritto". Perchè lui intendeva "sempre dritto lungo il percorso giusto". E il percorso giusto, come lui sapeva benissimo, prevedeva a un certo punto una svolta a destra.
La brava indicatrice del quarto esempio non ha cercato di comunicarmi la propria consapevolezza di dove si trovava l'obiettivo, ma ha costruito un itinerario valido in generale, dal punto in cui si trovava, e che sarebbe restato valido anche se per un caso assurdo lei non abitasse in quella città.


STRATEGIE

In base a questa analisi, propongo la seguente strategia.

1 - l'interlocutore è un bravo indicatore o un cattivo indicatore? Basta una semplice osservazione: se chi parla dà l'impressione di dire un'ovvietà, e anzi ti fa capire con le parole i gesti e gli sguardi che "è tutto semplice", molto probabilmente siamo alle prese con un cattivo indicatore
2 - in caso di cattivo indicatore, va ripetuta subito la domanda cercando di far concentrare l'interlocutore non sull'obiettivo da raggiungere, ma sull'itinerario. In particolare, va spostata l'attenzione dal punto di arrivo al punto di partenza, e soprattutto - è la questione cruciale - a come raggiungere i punti intermedi dal punto di partenza. Un esempio potrebbe essere:

IO: "Mi scusi so che qui vicino c'è una fioreria, sa dov'è?"
LUI (sorridendo): "Madoi, l'è propri chi de sotto!"
IO: "Dove?"
LUI: "Zo 'n font a la strada"
IO (dubbioso): "No aspetti, allora, io mi giro, prendo questa strada che esce dalla piazza, e cammino dritto finchè la strada finisce, giusto?"
LUI: "Ma no osti!"
IO: "Allora mi fermo prima?"
LUI: "Si, 'ndo che gh'è quel palazzo?"
IO: "Grazie. Allora entro nel palazzo"
LUI: "Si, dalle scalette"
IO: "Grazie"

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