
Una volta non usavo mai l'agenda. Non ci potrei giurare, ma mi sa che addirittura mi compiacevo della cosa, irridendo amici e colleghi, proni sulle loro agendone omaggio della banca (ancora non c'erano le Moleskine per fare i fighi facendo vedere che non ci tieni a fare il figo). Di mio, ero mostruosamente disorganizzato. Compleanni, esami, concerti, merende: non c'era nulla che non potessi scordare. Per dire, una volta ho scordato il mio amico Sissio in spiaggia a Fregene.
Naturalmente, non avevo notato la correlazione tra le due cose. Mi sono quindi sorpreso, e anche parecchio, quando - per imitare il mio collega Andrea Tomasi nella patetica illusione di poter diventare figo come lui - ho cominciato a usare un'agenda e la mia vita sociale e professionale è migliorata. Che sia tutto merito dell'agenda lo dimostra il fatto che a ogni inizio di anno nuovo io mi ritrovo senza agenda - essendomi scordato di comprarla - e va tutto a puttane.
Le alternative techno-optimist, diciamocelo, non funzionano. Finchè non saremo dei cyborgs, i gadget elettronici sono troppo lontani dal nostro corpo. Magari non da quello di tutti, ma di sicuro lo sono da quelli dei disorganizzati embrionali come me, che sono appunto i soggetti da salvare. A ben pensarci, anche l'agenda cartacea è una mediazione insoddisfacente tra la realtà e la goffaggine del corpo, dove risiede il problema. Lo sanno benissimo i disadattati corporei per eccellenza, gli adolescenti, che infatti prendono appunti con la biro sulle mani (lo fanno ancora? Spero di si).
Nasce da qui la mia idea di un'agenda-epidermide. Abasso la Moleskine, residuo di un minimalismo che ormai non ci soddisfa più; viva la Moleskin.
Si tratta di sviluppare e commercializzare dei pennarelli tatuatori. Devono essere atossici, ergonomici, senza glutine, a zero chilometri e tutte le altre boiate che servono per farci credere di essere sani, buoni e progressisti. Li si usa per scriversi le to-do-lists sul corpo, come il protagonista di Memento.
Dopo sei mesi dal successo della prima ondata, va messa in commercio la versione "Lui & Lei", con inchiostro commestibile alla liquirizia, bergamotto, burro e muschio bianco (non necessariamente mescolati). Naturalmente, i miei pennarelli Moleskin possono essere usati con profitto anche nel fine settimana. Dopo un bagno purificatore, lavate le liste, mondati in un turbine di vapore i peccati di noi disorganizzati, potremo usare la morbida punta a cuspide del Moleskin Saturday per vergarci sul petto, all'incontrario, non più un prosaico diktat, ma un poetico messaggio esistenziale da leggere la domenica mattina, ignudi di fronte allo specchio. Io ad esempio, oggi scriverei, per motivi che ora non è il caso di sviscerare "Ma quanto sei coglione."
Ma ci sono tanti giorni sereni in cui il Moleskin Saturday (e ora anche il nuovissimo Moleskin Cinque Terre al chinotto!) saprà tenervi compagnia e - perchè no - strapparvi un sorriso a fior di pelle.


1 commenti:
sono sconcertato. prima di conoscere il tuo blog ero all'oscuro del dibattito cravatta fina/cravatta larga, ed ignoravo del tutto l'esistenza di una cosa chiamata moleskine. ora ho capito che per sare al passo coi tempi devo proprio seguire diversamente agile. bene. tra l'altro so di essere in - relativamente - buone mani.
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