
Lo sanno tutti che ci sono cose da non mischiare: la coca cola con l'aspirina, la guida dell'automobile con il sonno, il sesso coi soldi. Queste cose, essendo io timorato e tendenzialmente ossequioso, non le ho mai provate, e poi non mi piacciono le bevande gassate.
Ma ho imparato a mie spese che ci sono mix letali imboscati nel nulla, che uno non si aspetta. E ti possono schiantare. Non mischiate mai, e dico mai, nella stessa sera la lettura di Alejandro Jodorowsky con quella di Douglas Adams; e se lo fate, non peggiorate le cose con l'assunzione di cibi salati e saporiti come i crostini ai fegatini ricoperti di pomodori secchi.
Presi isolatamente tutti gli ingredienti sono deliziosi, ma insieme fanno male.
Mi sono sparato, qualche settimana fa, un centinaio di pagine de "La pazza del Sacro Cuore". Con la testa in fiamme e un filo di tachicardia, ho deciso che non potevo andare a letto con la testa farcita di misticismo psicomagico. La soluzione, così mi era parso, l'ha offerta un volume di Douglas Adams che giaceva a portata di mano. Un po' di razionalismo british - questo il ragionamento - avrebbe riequilibrato su un versante più rassicurante il tenore dei miei sogni. Ma avevo anche fame, e mi piace sporcare i libri di cibo. Così ho unto abbondantemente di olio al pomodoro e di aloni di patè alle milza alcune pagine di "So Long and Thanks for All the Fish", e via a nanna.
I miei sogni sono stati quindi visitati da un cast cinematografico d'eccezione: il Senso della Vita, dell'Universo e Tutto Quanto, la Vergine Maria, Heidegger, la psilocibina, le possibili spiegazioni evoluzionistiche dell'erezione del pene, l'uso del Marsala nella ricetta del crostino di milza toscano, Zanardi di Pazienza, le aule grigie dell'Università di Bologna in via Centotrecento nel 1991, e il Senso di Sgomento connesso alla Contemplazione degli Spazi Siderali. A colazione mi sono tenuto leggero.

Per scacciare i fantasmi, l'indomani, dopo un pranzetto niente male, mi sono affidato a una passeggiata condita dal salmodiare di Salif Keita nell'iPod. Passando di fronte a un'edicola, la prima pagina di un giornale locale ha attirato la mia attenzione. Il titolo centrale strillava: "Muore nel sonno a 27 anni: aneurisma".
Un nodo di terror panico mi ha afferrato alla gola con dita di ghiaccio. La voce salmodiante (l'ho già detto?) di Salif sembrava lontana, stonata, insufficiente. Mi sono ripetuto che siamo meno di niente, e che vivere non è strano, è semplicemente accaduto. Non è servito a molto, il mio corpo si è irrigidito in una posa animale, che ricordo di aver visto, con altri arti, altre articolazioni, nei documentari sulle antilopi: è la Paura della Morte.

Fatti neanche dieci passi ho incrociato un gruppetto di bambini seduti sul prato vicino all'oratorio. Uno di essi aveva una maglietta con scritto "Non abbiate paura", una frase di Wojtila che molti anni fa sentivo mia, e che in quel contesto mi ha colpito come una mazzata.
Ho pensato che se cose di questo tipo non accadessero davvero, non si potrebbe neanche pensarle. Ho pensato a Chesterton, che non leggo più, ma di cui ricordo "La cosa più incredibile dei miracoli è che succedono". La paura mi è rimasta incollata addosso, come la maglietta di poliestere del bimbo oratoriano.
Continuo a trovare irricevibile l'onestà sfacciata e irrazionale di Jodorowsky, ma in compenso mi consola meno di prima il cinismo dignitoso e leggero di Douglas Adams.


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