Ho visto il film è mi è sembrato bellissimo. Dopo sei o sette recensioni lette sul web, la cosa che più mi colpisce è che si stia assestando un senso comune secondo il quale l'ultimo film di Moretti racconta il dramma di un uomo "che non vuole fare il Papa".

Ora, la questione è sottile. Il nuovo Papa, nel film, non vuole mostrarsi alla folla. Grida "non ce la faccio", scappa dai pontifici appartamenti, girovaga tra le strade di Roma, sussurra "vorrei scomparire". Ma il personaggio, interpretato con un tocco di leggerezza geniale da Michel Piccoli, non mette mai in dubbio di essere stato "scelto da Dio". "Ha problemi con la fede?" gli chiede a un certo punto Moretti, interpretando lo psicanalista ateo chiamato in Vaticano come ultima spiaggia. "No", risponde il Papa stupito - e forse scandalizzato. In un 'altra scena, fondamentale, il portavoce vaticano interpretato da Jerzy Stuhr rabbonisce il pontefice depresso dicendogli di prendersi tutto il tempo necessario, di pregare, e di stare tranquillo: a un certo punto "sarà pronto per essere il Papa". Ma quello risponde "Sono già il Papa". E infatti, non chiede mai una volta di voler essere destituito.
E' questo il punto centrale: una volta accettato, come impone la dottrina cattolica, che la scelta del conclave non è un'operazione umana, ma la manifestazione della volontà di Dio, se il predestinato si sente inadeguato, allora vuol dire che Dio ha scelto, per qualche motivo oscuro all'umanità, che la Chiesa cattolica debba essere condotta da un uomo inadeguato. Bel casino.
Michel Piccoli riesce, con una recitazione eccezionale, a rendere evidente che il nuovo Papa non solo si sente inadeguato, ma lo è davvero, in modo oggettivo. La carriera artistica a cui ha rinunciato per diventare prete non prometteva granchè: all'esame di ammissione alla scuola teatrale era stato bocciato. E anche il suo tentativo di unirisi a una compagnia di attori che recitano Cechov, dopo la fuga dal Vaticano, fallisce; pur conoscendo a memoria il testo, non riesce a imporsi e a prendersi la parte, perchè non è all'altezza.
Il Papa di Moretti è insomma un papa eletto, regnante, "scelto da Dio". E' la persona "giusta", dal punto di vista soprannaturale, per guidare la Chiesa. E lo stile, il programma, di questo particolare Papa è il seguente: la rinuncia al proprio ruolo.
Non si tratta quindi, della storia di un uomo che non vuole fare il Papa, ma di un uomo che, eletto Papa, si sente costretto a vivere il pontificato "scomparendo nella vita", cosa che fa soffrire tutti, a cominciare da lui.
Moretti è stato molto indulgente con la Chiesa. Il suo non è uno sguardo cristiano, ma post-cristiano sì. La rivendicazione della "terribile bellezza del darwinismo", che il suo personaggio contrappone ad una sciocca vulgata della teoria del disegno intelligente enunciata da un cardinale, è gonfia di pietà. Anche i darwinisti militanti alla Richard Dawkins, infatti, parlano di "bellezza" del darwinismo. Ma non la connotano come "terribile", bensì come "economica": la teoria di Darwin spiega la complessità appellandosi a un'idea semplice, mentre l'ipotesi di Dio spiega la complessità ricorrendo a un'idea ancora più complicata.
Moretti invece guarda all'estinzione di chi "è inadeguato" come a un processo doloroso, e non esita a partecipare di persona a questo dolore. E' incredibile, ma dopo Marx, dopo Nietschze, dopo l'Olocausto, dopo Hiroshima e dopo il postmoderno di massa, il cristianesimo rispunta sempre fuori.


1 commenti:
Sì, Moretti è stato molto indulgente con la Chiesa. Forse troppo. Il che, in ogni caso, non gli sta risparmiando il boicottaggio da parte dell'integralismo cattolico. E' un film (rottura di un) tabù. Tanto valeva risolverlo meno "delicatamente" allora, magari buttandola sul grottesco o nel surreale, magari con un finale. Osare di più, insomma. Positivo comunque.
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