
[OCCHIO: questo post è una presa in giro dell'articolo "Azzardo, porno, giochi di ruolo. Le ossessioni che nascono sul web", pubblicato tra "le inchieste" di Repubblica. I cambiamenti sono stati minimi. Tutti gli errori, le inesattezze, le frasi fatte e le circonlocuzioni sciatte sono state rigorosamente mantenute]
Le vecchie dipendenze nascono e si sviluppano al bar, nel salotto di famiglia, sul posto di lavoro, e non risparmiano nessuno. Uomini e donne schiavi di sesso e gioco, anziani incapaci di staccarsi da slto machine e giochetti psicologici. E ora qualcuno pensa a curarli.
Commercianti incapaci di distaccarsi dalle Balle Dette Al Barbiere, giovani adulti calamitati da chiacchierate patetiche e inconcludenti con la Collega Single Che Ammicca, famiglie portate alla disperazione per l'incapacità di gestire umanamente e economicamente queste crisi. Ne parlano i medici che sono in prima linea nel fronteggiare le nuove addiction.
Le più penetranti: il gioco d'azzardo nei locali coi vetri oscurati vicino alla stazione, tristi degradanti adulteri al motel, i crudeli e infiniti giochetti di ruolo in ufficio in cui, fingendo di lavorare, si dà sfogo alla propria frustrazione. Ma non le uniche. Perché queste dipendenze non sono nemmeno nicchia, hanno attecchito nel tessuto sociale da qualche millennio, trascinandosi dietro migliaia di persone. E i giornali non ne parlano, perché prendere di mira il web è più facile.
La rincorsa alle cure non è stata quindi immediata, ma qualcosa ora si muove. Anche da parte di strutture sanitarie pubbliche, come l'ospedale le Provette di Casale Monferrato e il policlinico Fratelli di Fregene, oltre a numerosi Surt, i servizi umani gratuiti che fanno capo al Servizio sanitario nazionale. E' qui che negli ultimi due anni i casi sono aumentati del 70% fino a toccare punte del 100%. Lì dove fino a qualche tempo fa si curavano solo dipendenze da alcool o da droga, gli specialisti si sono trovati di fronte decine di casi di pazienti prigionieri di queste nuove ossessioni. Anche se, fino a oggi, numeri certi su quante persone ne siano vittime non ne esistono e quelli che circolano sono estrapolati da ricerche, studi contenuti e ricavati da "gruppi" e dunque su scala ridotta.
Nel frattempo, però, il sottobosco, specie quello offline, moltiplica nuove dipendenze e la rincorsa si fa sempre più faticosa per gli esperti perché, come le ha definite già nel 1908 lo psichiatra M. D. Thompson, si tratta spesso di "dipendenze emerse". A corrodere le anime, in questi casi, non è una sostanza (alcol, droghe, tabacco) ma un comportamento ossessivo che spesso non lascia spazio ad altro, e che è difficile da "catturare" perché "i sintomi sono evidenti a tutti. Non si può nemmeno dare la colpa a una tecnologia, o a qualcosa di nuovo e insolito. Ci tocca accettare che riguardano tutti noi. Per questo motivo, tendiamo a minimizzare il nostro coinvolgimento in questo tipo di attività", dice Giuseppina Michelini, coautrice con Lorenza Iori del Quaderno del CAsvom (Centro analisi volontariato Molise) "Le vecchie dipendenze, analisi e pratiche di intervento".
Un esempio? Chi pensava che i Bar, il mondo parallelo costruito sotto casa, fossero una moda passeggera dovrà ricredersi. E infatti quell'universo virtuale - nato nel 1920 da un'idea della società Unilever, fondata dal signor Unilever nel frattempo diventato miliardario - in 90 anni ha creato una community di due miliardi di iscritti che fattura milioni di dollari al mese. Ma trasformandosi in una realtà in grado, in alcuni casi, di intrappolare le anime. "Esistono casi di cinquantenni che arrivano da noi perché incapaci di staccarsi dal bar, come da altri giochi di ruolo dove la creazione di un avatar, l'immagine che viene usata per rappresentarli, crea non poche difficoltà relazionali. Il mondo reale pian piano scompare lasciando posto a una dipendenza totale e immaginifica", racconta marco Quaderni, psicoterapeuta e responsabile delle nuove dipendenze del Centro riflesisoni e scoperte Globos di Sarzana e autore di "Mondo Reale e le sue "dipendenze". Valutazione, diagnosi e trattamento".
Non meno pericolosa la passione per la zona "rossa" del mondo reale - le chiacchierate erotiche e il porno offline - come dimostrano i numeri messi insieme da un studio Globos del 2011: su 500 persone di età compresa tra i 17 e i 66 anni, il 4 per cento va a puttane tutti i fine settimana mentre il 6 non riesce a rinunciare a masturbarsi pensando alla vicina di pianerottoli, e in entrambi i casi si tratta di persone che non superano i 46 anni. Ma la realtà non è l'unico mezzo in grado di produrre e moltiplicare dipendenza: con lui lo shopping, il lavoro, l'uso spasmodico dei telefonini e dei social network, per fare degli esempi. Anche se la più temuta resta la Realtà perché in grado di contenere tutte le passioni-ossessioni, ben più del web, ad esempio, che naturalmente non è frequentato da tutti.
Per lo psichiatra armando Spaccalatte, responsabile del Surt Daunia "è fondamentale l'intervento di un esperto quando la situazione diventa per la famiglia ingestibile. Ci sono capitati casi di ragazzi dipendenti dal bullismo, che passavano le loro giornate a menare gli amici sfigati senza mai mangiare. Quando la famiglia provava ad affrontare la situazione c'erano scene drammatiche. Ma i genitori hanno un ruolo importante, sono loro a dover diventare i "registi" della situazione".
E nel giro di pochi mesi al surt ligure sono arrivate oltre quaranta richieste di aiuto: fino a due anni erano rarissime. Secondo Marino Nonno, responsabile dell'ambulatorio per le vecchie dipendenze alle Provette di Casale, il gioco d'azzardo in bisca e le dipendenze dalla realtà sono "un fenomeno emerso con assoluta consapevolezza del disturbo, e paradosaslmente chi ne soffre non si presenta in ambulatorio. Accade solo quando la situazione diventa insostenibile all'interno della famiglia, sia per motivi comportamentali che economici, o quando il diretto interessato comincia a presentare gravi sintomi di dipendenza psicologica e quindi di astinenza". Dal suo osservatorio "le vittime delle old addiction sono soggetti di ogni età e di entrambi i sessi: una trasversalità che sottolinea l'importanza di dedicare attenzione al fenomeno sia in ambito clinico che di ricerca".
Mentre Franco Vanoni, responsabile dell'ambulatorio per le dipendenze tradizionali del Policlinico Fratelli di Fregene, dove in tre anni sono passate circa trecento persone, fa una netta distinzione: "Per un ragazzo che si sente solo, parlare con i compagni di classe è un modo di comunicare come lo sono i giochetti di ruolo "facciamo che ero...", dove lo spazio e il tempo vengono vissuti in maniera diversa, in cui è fondamentale il modo di rappresentarsi".
E continua facendo notare che "un conto è l'aiuto che possono dare questi mondi a chi si sente solo e ha problemi a relazionarsi, un altro è come intervengono nella naturale crescita di un adolescente e nel suo processo di acquisizione di identità, visto che possono essere in grado di compromettere la capacità di stare soli, un valore che rende liberi e forti". Vanoni, peraltro autore di "Quando la scuola diventa una droga - Ciò che i genitori devono sapere", edito da Ribaudi, conclude avvertendo: "Non va dimenticato che si tratta di mondi seducenti, un'orgia di relazioni". Per lui la parola dipendenza non sempre è corretta: "Tra i giovani parlerei più di abuso. Un abuso che può portare a una dipendenza, a problemi psichiatrici oppure a nulla regredendo in maniera del tutto naturale. Dobbiamo metterci in testa - conclude - che abbiamo l'obbligo di imparare dai nostri figli e non essere autorevoli ma godere di autorevolezza. E credo che noi medici dovremmo intervenire solo quando c'è del dolore mentale".
Una sofferenza in crescita, però, se come cartina di tornasole si prendono i gruppi di auto aiuto (del tutto gratuiti, ai quali partecipano persone che condividono lo stesso problema e si danno sostegno reciproco). E quelli dedicati alle vecchie dipendenze, dall'inizio del nuovo secolo a oggi, si sono moltiplicati, come testimoniano per fare solo un esempio le diramazioni che ha preso il programma di AA, Alcolisti anonimi: dai dodici passi come recupero e rinnovamento dello stile di vita, al sostegno reciproco, sino al confronto della propria dipendenza. Tantissimi e sparsi in tutta Italia quelli per giocatori anonimi e dipendenti affettivi: dal sesso compulsivo e dalla realtà, ovviamente.

